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La fragilità e la resistenza nell’era del Covid-19

La fragilità e la resistenza nell’era del Covid-19

In questo periodo delicato credo sia importante soffermarsi su tre concetti: vulnerabilità, resilienza e antifragilità.

Vulnerabilità: essa non è da confondere con la fragilità. La persona vulnerabile non è la persona debole, ma la persona che si apre all’altro, è la persona sensibile e coraggiosa che non ha paura di mostrarsi per quello che è, anche a costo di rimanere ferito. La persona fragile invece è perennemente instabile, può rompersi facilmente e si lascia altrettanto facilmente tentare. La fragilità è per questo legata alla caducità (la labilità, provvisorietà). La vulnerabilità è ciò che ci distingue come esseri umani rispetto al divino. Non tanto il fatto di non essere immortali, ma il fatto di sapersi mostrare per quello che si è. Il livello di vulnerabilità personale varia da individuo ad individuo ed è strettamente correlato alla capacità di fronteggiare le situazioni di vita stressanti. La vulnerabilità dunque dipende dal contesto ambientale in cui si è cresciti, da fattori genetici. Le persone meno vulnerabili sono statisticamente più tolleranti allo stress, anche molto pesanti ed intensi (come la pandemia stessa e la reclusione forzata).

Resilienza è sostanzialmente opposta alla fragilità. Dal latino “resiliens” (rimbalzante), la resilienza è dapprima una proprietà fisica dei materiali, che La Treccani definisce come  “La resistenza a rottura per sollecitazione dinamica di un materiale, determinata con apposita prova d’urto”. Questo sottolinea come un materiale riesca a resistere ad un urto e a ricomporsi dopo. Altrettando la persona resiliente è in grado di riorganizzare in modo efficace la propria vita, dandole nuovo slancio, dopo aver incassato i colpi ricevuti. Colui che è resiliente è abilmente rappresentato da Giacomo Leopardi ne “La Ginestra” che tenta in tutti i modi di lasciarsi piegare e di resistere alle intemperie della “crudel possanza” della natura. L’ individuo resiliente è colui che non si lascia scalfire dalle avversità, che imperterrito prosegue e si rialza, senza abbandonarsi all’angoscia e allo sconforto, riuscendo a rimettersi in sesto.

Antifragilità è invece un nuovo modo di concepire la capacità dell’individuo nell’affrontare le difficoltà. Pur essendo molto vicina al significato di resilienza, l’antifragilità si distingue per l’animo con cui si resiste agli imprevisti e alle difficoltà. La persona resiliente ha una grande forza interiore e decide di sopportare e tollerare quello che gli è capitato. Mentre la persona antifragile cerca di migliorarsi e trarre dei vantaggi dalle esperienze stressanti e dolorose, ad accettare l’incertezza, ad essere più leggeri. Quindi vi è una visione più ottimistica a livello filosofico-psicologico. Il caos e la volatilità portano necessariamente ad uno sconvolgimento dell’organismo, quindi ad un cambiamento e il cambiamento ci permette di assumere un diverso punto di vista, di affinare determinate abilità, di acquisire nuove competenze in base alle richieste dell’ambiente. Il filosofo ingegnere Nassim Nicholas Taleb definisce l’uomo come un’idra, poiché ad ogni testa tagliata ne spuntano altre due. L’avversità per la persona antifragile è un’occasione di rinascita, di crescita interiore, di lavoro personale per diventare migliore. Esempio è lo scontro tra Ercole e l’idra, da cui ha avvio il successo dell’eroe.

Secondo il mio punto di vista, resilienza ed antifragilità non devono escludersi. Soprattutto in questo periodo dobbiamo essere resilienti, quindi utilizzare le nostre risorse per sopportare le avversità e proseguire la nostra quotidianità, ma anche antifragili, dunque accettare di non poter prevedere tutto, di sfruttare al massimo quello che questa reclusione ci sta “offrendo”, proprio per non lasciarsi andare all’angoscia e alla frustrazione, ma per dedicarci a noi stessi, a migliorarci, a fare qualcosa di arricchente e stimolante. Con questo non sto dicendo di essere superficiali (ci sono molte persone che stanno male e che stanno lottando tra la vita e la morte), ma essere leggeri, perché solo così migliora il nostro modo di gestire i pensieri e le emozioni negative di questo momento drammatico.

N.B. Consiglio la visione del filmato su Resilienza e Antifragilità di Luca Romito, che in due minuti riesce efficacemente a distinguerle (qui il link).

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